Prima del Commodore 64 ho avuto un Commodore 16.
È un dettaglio personale che rende questo confronto un po’ meno teorico, perché il C16 non era semplicemente un altro computer Commodore. Apparteneva alla stessa famiglia tecnologica del Plus/4: processore della serie 7501/8501, chip TED, BASIC 3.5 e una filosofia progettuale molto diversa da quella del C64.
Il Plus/4 era, in un certo senso, il fratello maggiore e più ambizioso di quel progetto. Il Commodore 16 aveva appena 16 KB di RAM e nessun software integrato; il Plus/4 portava la memoria a 64 KB e aggiungeva una suite residente in ROM. Entrambi, però, parlavano la stessa lingua tecnologica.
Per questo mettere oggi un Commodore 64 e un Plus/4 uno accanto all’altro è interessante. Non solo perché sono due computer a 8 bit prodotti dalla stessa azienda a distanza di appena due anni, ma perché raccontano due idee quasi opposte di ciò che un home computer avrebbe dovuto essere.
E soprattutto dimostrano una cosa: una scheda tecnica non racconta mai tutta la storia.
Sulla carta, il Plus/4 sembra il computer più moderno
Se ci limitassimo ai numeri, il confronto potrebbe perfino sorprendere.
Il Commodore 64 nasce nel 1982 con 64 KB di RAM, ma all’accensione il BASIC mette a disposizione 38.911 byte. Il Plus/4 arriva nel 1984 con gli stessi 64 KB fisici, ma il suo BASIC ne lascia disponibili 60.671.
Il C64 usa BASIC 2.0, sostanzialmente ereditato dalla generazione precedente. Il Plus/4 dispone di BASIC 3.5, con comandi molto più evoluti per grafica, suono e gestione dei dispositivi. Ha persino un monitor in linguaggio macchina integrato, qualcosa che sul C64 bisogna aggiungere con software esterno o cartridge.
Poi ci sono i colori: 16 per il C64 contro una tavolozza di 121 per il TED del Plus/4.
Anche il processore del Plus/4 può lavorare a una frequenza superiore a quella del 6510 del C64, pur con la complicazione dei cicli sottratti dal TED durante la generazione dello schermo.
Guardandoli così, verrebbe quasi spontaneo pensare che il Plus/4 sia il successore del Commodore 64.
Non lo era.
Ed è proprio qui che la storia diventa interessante.
Il C64 aveva due armi che non entravano facilmente in una tabella
Si chiamavano VIC-II e SID.
Il VIC-II non era semplicemente il chip che produceva l’immagine. Metteva a disposizione otto sprite hardware, collision detection, scrolling e una serie di possibilità che i programmatori impararono presto a spingere molto oltre le intenzioni originali.
Per un videogioco significava poter muovere personaggi e oggetti senza dover ridisegnare continuamente vaste porzioni dello schermo via software.
Il Plus/4 non aveva sprite hardware.
Il TED era capace di una tavolozza decisamente più ricca e gestiva anche altre funzioni della macchina, ma per animare un oggetto bisognava fare molto più lavoro via CPU e memoria.
Poi c’era il SID.
Tre voci indipendenti, forme d’onda differenti, inviluppi ADSR e filtri. Ancora oggi è probabilmente il componente che più di ogni altro identifica il carattere del Commodore 64.
Il TED offriva due generatori sonori, sufficienti per toni, effetti e rumore, ma non era stato progettato per competere con il SID sul terreno della sintesi musicale.
Il confronto quindi cambia completamente prospettiva: il Plus/4 aveva più colori, ma il C64 aveva un hardware molto più adatto a farli muovere. Il Plus/4 aveva il suono, il C64 aveva uno strumento musicale.
Il paradosso del BASIC
C’è però un settore in cui il Plus/4 era semplicemente migliore: programmare in BASIC.
Qui Commodore aveva finalmente corretto una delle stranezze del C64.
Il BASIC 2.0 del Commodore 64 non conosce realmente l’hardware su cui gira. Per utilizzare grafica avanzata e suono bisogna spesso dialogare direttamente con registri hardware attraverso POKE e PEEK.
Era potente, perché permetteva di entrare nelle viscere della macchina. Ma non era esattamente amichevole.
BASIC 3.5 della famiglia TED offriva invece comandi dedicati e un ambiente più completo. Per chi voleva accendere il computer e iniziare a programmare, il Plus/4 (e in piccolo il Commodore 16, con il quale é iniziata la mia avventura nel fantastico mondo dell’informatica) apparivano sotto questo aspetto come macchine di una generazione successiva
Ed è uno degli aspetti più curiosi dell’intera vicenda Commodore: il computer che sarebbe diventato il simbolo della programmazione domestica degli anni Ottanta aveva un BASIC meno evoluto di quello installato sulle macchine che commercialmente non riuscirono mai ad avvicinarlo.
Quattro programmi già dentro il computer
Il nome Plus/4 non era soltanto marketing.
Dentro la macchina c’era la suite 3-Plus-1, composta da word processor, foglio elettronico, database (chiamato File Manager) e programma grafico collegato ai dati del foglio elettronico.
Niente cassette da caricare. Niente floppy da inserire prima di cominciare. Il software era in ROM.
Nel 1984 l’idea aveva un suo fascino: accendere un home computer e trovare immediatamente strumenti di produttività pronti all’uso anticipava, almeno concettualmente, quella ricerca di integrazione che pochi anni dopo sarebbe diventata normale nel software da ufficio.
L’esecuzione era meno convincente.
Il word processor, per esempio, era limitato a documenti di 99 righe. Anche database e grafici erano strumenti piuttosto semplici. Era un’idea interessante costretta dentro limiti molto severi di memoria e ROM.
Resta però un dettaglio significativo: mentre il Commodore 64 ti accoglieva con il familiare READY., il Plus/4 voleva presentarsi come una macchina che poteva anche lavorare.
Un computer nato in un momento complicato
C’è un episodio che aiuta a capire il destino della famiglia TED.
Nel gennaio 1984 Commodore mostrò al CES il progetto 264, dal quale sarebbe nato il Plus/4. Pochissimi giorni dopo Jack Tramiel lasciò l’azienda.
La coincidenza temporale è quasi cinematografica, ma conta soprattutto ciò che accadde dopo.
Bil Herd, uno degli ingegneri Commodore coinvolti in quella generazione di macchine, ha raccontato che la famiglia TED era stata pensata come un vero ecosistema e soprattutto non doveva sostituire il Commodore 64. L’idea era occupare altre fasce di mercato: macchine economiche, educative e orientate anche a un utilizzo più serio. Per sprite e audio sofisticato Commodore avrebbe continuato a vendere il C64.
Dopo l’uscita di Tramiel il progetto cambiò direzione. Il 264 diventò Plus/4, comparvero i quattro programmi integrati e il prodotto finì in una posizione commerciale molto più difficile da spiegare.
In altre parole, il Plus/4 non nacque come un C64 migliore e fallì nel diventarlo. Era stato concepito per fare un altro mestiere.
Il problema fu che sugli scaffali i clienti vedevano comunque due Commodore.
E li confrontavano.
Anche i connettori raccontano una strategia
Commodore rese il confronto ancora più complicato scegliendo per C16 e Plus/4 nuovi connettori per joystick e registratore.
Il C64 utilizzava le diffusissime porte DB9 compatibili con lo standard Atari adottato da una quantità enorme di joystick dell’epoca. La famiglia TED usava invece connettori Mini-DIN proprietari.
Significava adattatori, periferiche specifiche e un’altra piccola barriera tra chi possedeva già hardware Commodore e il nuovo sistema.
Non tutto era incompatibile: il bus seriale IEC permetteva di utilizzare unità come il 1541 e diverse stampanti Commodore. Esisteva perfino il 1551, progettato appositamente per la famiglia TED e molto più veloce del proverbiale 1541.
Ma il messaggio generale rimaneva confuso: la macchina portava il marchio Commodore, sembrava appartenere allo stesso universo, ma buona parte dell’hardware e quasi tutto il software C64 non erano direttamente trasferibili. Quasi in competizione.
E poi c’era il software
Qui il Commodore 64 giocava una partita diversa.
Quando il Plus/4 arrivò sul mercato nel 1984, il C64 aveva già conquistato sviluppatori, editori e utenti. VIC-II e SID erano diventati piattaforme dentro la piattaforma: programmatori e musicisti stavano imparando trucchi che Commodore stessa probabilmente non aveva previsto.
Passare al Plus/4 significava ricominciare.
Niente sprite hardware, niente SID, mappa di memoria differente e incompatibilità con il software scritto direttamente per l’hardware del C64. Solo programmi BASIC molto semplici potevano avere qualche possibilità di essere trasferiti senza un lavoro sostanziale.
Per un computer domestico degli anni Ottanta questo contava più di parecchie righe della scheda tecnica.
Un computer non era soltanto quello che poteva fare il giorno in cui lo compravi. Era ciò che avresti trovato nei negozi, sulle cassette, sui floppy e nelle riviste nei mesi e negli anni successivi.
Su quel terreno il vantaggio del C64 diventò praticamente incolmabile.

Il mio passaggio dal Commodore 16 al C64
È qui che il Commodore 16 rende per me questa storia più interessante.
Prima del C64 ho avuto proprio un C16, il fratello minore del Plus/4.
Aveva solo 16 KB di RAM e non disponeva della suite 3-Plus-1, ma apparteneva alla stessa famiglia TED e utilizzava lo stesso BASIC 3.5. Tecnicamente, quindi, il percorso dal C16 al C64 non fu il semplice passaggio da una macchina vecchia a una nuova.
Sotto alcuni aspetti avvenne addirittura il contrario.
Passando al Commodore 64 si incontrava un BASIC più vecchio e una tavolozza più piccola. In cambio si entrava però nell’universo del VIC-II, del SID, degli sprite e soprattutto in una libreria software che avrebbe continuato a crescere per anni.
È una delle ragioni per cui il confronto tra questi computer non può essere ridotto a una colonna “vince” e una “perde”.
Il C16 e il Plus/4 dimostravano che Commodore sapeva costruire un ambiente BASIC più moderno e una macchina con alcune caratteristiche tecniche molto interessanti.
Il C64 dimostrava invece qualcosa di ancora più importante: quanto contino equilibrio, specializzazione e massa critica di un ecosistema.
Il Plus/4 era davvero peggiore?
No.
Ed etichettarlo semplicemente come un fallimento sarebbe troppo facile.
Aveva un BASIC nettamente superiore, molta più memoria disponibile all’utente, un monitor macchina integrato, una tavolozza cromatica eccellente e una concezione più orientata alla produttività.
Perfino oggi la scena Plus/4 continua a dimostrare quanto il TED potesse essere spinto oltre i limiti apparenti della macchina.
Ma nel 1984 il mercato non chiedeva soltanto una macchina elegante con un buon BASIC.
Chiedeva software.
Chiedeva giochi.
Chiedeva periferiche.
Chiedeva compatibilità.
E soprattutto chiedeva una ragione molto chiara per abbandonare il computer che Commodore stessa aveva trasformato in un successo mondiale.
Quella ragione il Plus/4 non riuscì mai a offrirla.
Due idee di futuro
Guardati oggi, C64 e Plus/4 sembrano quasi un esperimento storico.
Il Plus/4 rappresentava un futuro ordinato: BASIC evoluto, più memoria a disposizione, molti colori, software di produttività già presente all’accensione.
Il Commodore 64 rappresentava un futuro più disordinato, ma molto più fertile: hardware specializzato, videogiochi, musica, programmatori che aggiravano continuamente i limiti della macchina.
Il primo era, sotto diversi aspetti, più moderno.
Il secondo era più adatto al mondo che si stava creando intorno a lui.
E alla fine fu quello a fare la differenza.
Il Commodore 64 non vinse perché aveva più numeri dalla sua parte. Vinse perché sprite, SID, software e compatibilità finirono per valere molto più di una scheda tecnica.
Il Plus/4 resta però una macchina importante proprio per questo: mostra quanto la storia dell’informatica personale non sia stata scritta soltanto dai computer tecnicamente migliori, ma da quelli che riuscirono a trovarsi nel posto giusto, con l’ecosistema giusto, nel momento giusto.
E per chi, come me, prima del C64 ha avuto un Commodore 16, quella famiglia nera con il chip TED non è neppure una nota a piè di pagina.
È il capitolo precedente.

